La costa monopolitana, Capitolo: mare, torri, chiese rupestri e abbazie

La Puglia non è soltanto natura, ma anche storia. Spiagge dove si viene inebriati dall’odore intenso del timo e della posidonia, acqua cristallina, calette e scogli a picco sul mare Adriatico. Capita di imbattersi in paesaggi così belli e selvaggi da dimenticare che questa è anche una terra profondamente intrisa di storia. Basti pensare che la Puglia era attraversata dalla Via Traiana, che da Roma partiva come biforcazione della via Appia a Benevento, per raggiungere Canosa, Bitonto, Egnazia e infine Brindisi.

Ed è proprio nei pressi dell’antica Egnazia, nei pressi dell’odierna Monopoli, che prende il via questa nostra passeggiata. Partiamo da Torre Cintola, una delle innumerevoli torrette di osservazione disseminate lungo la costa pugliese, fatte costruire nel XVI secolo da Carlo V per proteggere e difendere la costa pugliese, da sempre “terra di confine” con l’Oriente. Dalle torrette partivano segnali di fumo che avvisavano le popolazioni dell’imminente arrivo di navi nemiche, pericolo costante per gli abitanti della zona. Immediatamente dietro la torre, è possibile scorgere tra gli scogli degli strani solchi, seminascosti dalla vegetazione, di innegabile origine umana: sono i segni dei carri sulla via Traiana, che riaffiorano tra una caletta e l’altra, in quanto in questi secoli il fenomeno del bradisismo ha rimodellato le linee costiere. Insieme alle tracce dell’antica via romana, si apre uno strano paesaggio squadrato, una sorta di labirinto fatto di roccia calcarea tagliata a gradini. Sono antiche cave di pietra, usate per la costruzione delle stesse torri di osservazione e degli edifici antichi. Di qui a pochi metri, appena attraversata la strada, si può notare la piccola chiesa rupestre di San Giorgio, caratterizzata da un piccolo rosone in pietra, riscoperta solo di recente in seguito a lavori stradali. Guardando verso la costa si possono notare i resti di un’altra torre di osservazione, ormai ridotta a un cumulo di pietre, Torre San Giorgio. Proseguiamo la nostra passeggiata tra magnifiche calette, inaccessibili ai più, veri e propri angoli di paradiso protetti dagli scogli, come Cala Verde. La vegetazione è un misto di odori e di colori intensi, dalle bacche rosse del lentisco a quelle scure del mirto, passando per il timo e il ginepro fino agli asfodeli, le cui foglie venivano anticamente usate per confezionare formaggi freschi come ricotta e giuncata. Sulla sabbia delle calette si possono trovare depositi di foglie di posidonia, ottimi come concime, con le classiche“palline” formate dal vento. Proseguiamo il nostro percorso fino a scorgere un piccolo gioiello architettonico, incastonato tra quelli che oggi sono due lidi molto frequentati d’estate, ma che anticamente offrivano riparo alle navi in arrivo. Si tratta del Castello di Santo Stefano, fondato nel 1086 da Goffredo, conte di Conversano, sulla penisola che divide le due insenature. Esso fu sede del convento dei Benedettini, in cui erano conservate alcune reliquie del santo da cui prese il nome, poi traslate a Putignano per meglio difenderle dagli attacchi dei pirati turchi. In seguito, nel XIII secolo, esso divenne sede dei Cavalieri di Malta, che ne fecero una struttura ben fortificata, provvista di fossato, e attrezzarono due porti da entrambi i lati, rendendo così l’area un punto di partenza per la Terra Santa. Per concludere il nostro viaggio, ecco un suggerimento di gusto: è consigliata la sosta in una delle tante folcloristiche osterie in località Capitolo, dove da ottobre a maggio è possibile apprezzare i ricci di mare crudi. Prelibatezza da assaporare necessariamente con del pane appena sfornato
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